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“Portatori di speranza, grazie alla Resurrezione del Signore”

La Celebrazione ecumenica interreligiosa a Sant’Eulalia, nell’ambito della “Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani”

Cattolici, ortodossi, evangelici, battisti, avventisti, luterani, uniti per la Celebrazione ecumenica nella Chiesa di Sant’Eulalia, nell’ambito dell’ “Ottavario di preghiera per l’Unità dei Cristiani”. Una celebrazione in perfetta linea con la “vocazione di accoglienza che contraddistingue la nostra comunità parrocchiale”, sottolinea Don Marco Lai, parroco di Sant’Eulalia e direttore della Caritas diocesana. Un’accoglienza che si traduce nell’attenzione verso le diverse confessioni, con l’ospitalità offerta alla Chiesa ortodossa romena, a quella del Patriarcato di Mosca (ora, peraltro, ospite della Parrocchia della Cattedrale), e con la presenza di un sacerdote di rito greco- bizantino. Un’accoglienza che “si inquadra pienamente nella realtà della Caritas e del Centro culturale di Sant’Eulalia”, in un percorso di conoscenza reciproca, perché “conoscersi di più significa capirsi di più, primo passo per capire se stessi”, ricorda ancora Don Marco Lai.

Il percorso di riflessione è dedicato quest’anno alla “trasformazione” della vita dei cristiani, a partire dalla morte e dalla resurrezione di Gesù Cristo, tema tratto dalla Prima Lettera di San Paolo ai Corinzi (15, 51-58). Il rito, concelebrato dai rappresentanti delle diverse confessioni cristiane, tra cui Kirsten Thiele, pastora della Chiesa Luterana, Gianfranco Irrera, pastore della Chiesa Avventista, Cristina Arcidiacono, pastora della Chiesa Evangelica Battista, si incentra sulla “Resurrezione”, “che - sottolinea Cristina Arcidiacono, durante l’omelia - non si limita alla speranza dopo la morte, ma si radica nella quotidianità, nella Chiesa di cui facciamo parte”. Così, la dimensione annunciata da San Paolo ha la fisionomia di una “nuova creazione: la Resurrezione è un evento collettivo, comunitario, che ci riguarda tutti, che non termina con il presente, ma si carica di speranza”. Ecco, allora, l’esortazione finale contenuta nel testo di San Paolo: Impegnatevi sempre di più nell’opera del Signore, sapendo che, grazie al Signore, il vostro lavoro non va perduto. La Resurrezione “ci chiama all’incontro con le persone che facciamo più fatica ad ascoltare - continua la Arcidiacono - , nella consapevolezza che questa fatica non è vana”. Da qui, l’impegno di “tutti quegli uomini che continuano ad annunciare Cristo, senza temere che quest’annuncio sia una speranza vana”; come Don Puglisi, ucciso dalla mafia, non un eroe, ma un cristiano, che “annunciava la possibilità di una vita diversa, vissuta nel Vangelo”. 

La Resurrezione si colloca all’interno di un percorso collettivo, di dialogo e reciprocità, intrapreso a partire dal Concilio Vaticano II, quando “si inizia - spiega Don Mario Farci, delegato diocesano della Chiesa Cattolica per l’Ecumenismo - a concepire l’unità come un ritorno di tutte le chiese all’unico centro, costituito da Cristo”. Per la prima volta, anche le confessioni cristiane vengono definite “Chiese o Comunità ecclesiali”, e anche “la Chiesa Cattolica entra ufficialmente nell’ambito ecumenico e cammina con le altre chiese verso la meta dell’unità, che è un dono dello Spirito Santo”. Ecco allora, l’importanza di una preghiera comune, “per invocare dallo Spirito quest’unità, per l’unica Chiesa di Cristo”. Un dialogo capace di superare le eventuali divergenze, mettendo i cristiani tutti d’accordo su un aspetto: il “Vangelo dell’amore”.

La “trasformazione” di cui parla San Paolo “è trasformazione spirituale - ricorda ancora la Arcidiacono -  già scritta su di noi con il Battesimo, ma che si deve realizzare pian piano, come comunità dei credenti. Per San Paolo, noi “siamo corpo spirituale: un ossimoro, che però rinvia a una speranza, perché siamo corpo, ma già siamo inseriti nella promessa dello Spirito”. Allora, possiamo provare a comprendere la Resurrezione, ma la nostra conoscenza sarà sempre parziale, tale da spingerci a continuare il viaggio”. Così, la “Resurrezione coinvolge il presente, costituisce l’identità e ne orienta l’agire”: ed ecco che allora noi dobbiamo essere pronti ad accogliere, abbattere le barriere, combattere i pregiudizi.

Un percorso che durerà tutto l’anno: la prossima Giornata mondiale di preghiera è stata preparata dalle donne della Malaysia e sarà presentata il prossimo 10 febbraio, nella Chiesa Evangelica Battista di Eben Ezer.

 ( a cura di Maria Chiara Cugusi )