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Da Frutti d’Oro nuova lezione di accoglienza

E nella Parrocchia di S.Eulalia, l’anno si apre con cinque battesimi

La messa celebrata nella palestra della Parrocchia Maria Madre della Chiesa, a Frutti d’Oro, organizzata per i profughi nigeriani, è diventata un momento di gioia e condivisione anche per gli altri immigrati accolti dalla Caritas diocesana. Nei giorni scorsi si sono preparati sulle pagine del catechismo in inglese, indicate loro da Padre Paul Agabo, nigeriano, arrivato da Roma per curare la loro spiritualità, in vista non solo del Natale, ma anche del Battesimo e degli altri Sacramenti. “Ho sentito un po’ le loro esperienze nel deserto e in Libia - racconta - ; sono riuscito a trasmettere loro la speranza, basata sulla fede”. Così, l’ 8 gennaio, a Sant’Eulalia, cinque bimbi verranno battezzati. K. è arrivato in Sardegna sette mesi fa, con sua moglie; il piccolo Daniel, quattro mesi, è nato all’ospedale di San Gavino. “Mi ha colpito la grande attenzione della Caritas per la libertà religiosa - racconta - : in Libia pregavo solo dentro casa, qui ci hanno insegnato il rispetto per tutti”. Una festa organizzata grazie all’impegno degli operatori: “È un’occasione per stare insieme - racconta Andrea - : tra di loro si conoscono, ma non sempre riescono a vedersi”. B. tiene tra le braccia la piccola Angelica, un mese, figlia di un’amica, anche lei nigeriana. La sua bambina è caduta in mare durante il viaggio, aveva un anno e quattro mesi. “Qui mi sento come a casa - racconta-. Ho ricevuto il permesso, ora mi piacerebbe lavorare; in Libia facevo la maestra d’asilo”. Accanto a lei, Kamil, 22 anni, sceglie le musiche per la serata, da Mariah Carey ad alcuni cantanti africani, come Pisquare, Tuface, Terry G, Faze alone, Wacomzy. Alla fine della prima accoglienza, le preoccupazioni rimangono, ma con la consapevolezza di essere riusciti a trasmettere il messaggio più profondo: “Oggi abbiamo abbattuto un muro enorme - racconta Alessandro, operatore Caritas e organizzatore della festa -, cioè la differenza tra musulmani e cristiani, tutti presenti nonostante la messa fosse per cristiani”. Parola d’ordine, farli sentire a casa, attraverso piccoli gesti. Così, i mediatori si sono alzati un po’ prima per cucinare: cous cous, shidni, sambus, piatti della Somalia; ma anche pollo e riso fritto secondo la tradizione nigeriana e zighini, salsa tipica del Corno d’Africa. “Cerchiamo di venire incontro a tutti - racconta Ivano, operatore Caritas - con piccole attenzioni; la cosa importante è riuscire a regalare loro un sorriso”. Il bilancio finora è positivo, pur con qualche incertezza:  “La  loro difficoltà maggiore - sottolinea ancora Ivano - è riuscire a trovare un percorso di vita autonomo, avere una propria progettualità”.

 

 (di Maria Chiara Cugusi del Il Portico)