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Don Soddu guiderà la Caritas Italiana: “In me fede, meraviglia e trepidazione”
Il nuovo direttore: “Mi sento piccolo e inadeguato, ma molto amato dal Signore”. A 52 anni don Francesco guiderà l'organizzazione ecclesiale al servizio dei fratelli più poveri del Paese
“Mi sento come se fossi rinato, piccolo e inadeguato, ma allo stesso tempo tanto amato da Dio”. Don Francesco Antonio Soddu, 52 anni, è il nuovo direttore della Caritas Italiana. Ordinato presbitero nel 1985, dal ’97 parroco della Cattedrale di Sassari e dal 2005 direttore della Caritas diocesana di Sassari, per il suo impegno a favore degli “ultimi” è stato così apprezzato dalla Cei, da essere scelto per ricoprire un ruolo tanto impegnativo. “Ho accolto questa nomina con meraviglia e trepidazione: mi sento come un bambino che deve essere imboccato, devo imparare a camminare, a relazionarmi di fronte a una realtà così articolata e complessa”. Nella consapevolezza di dover imparare “non soltanto lo spartito, ma anche la musica da dirigere”
Don Soddu, da dove partirà nel prepararsi per ricoprire il nuovo ruolo?
“Seguirò la programmazione della Caritas Italiana, imparando dalle persone che già ci lavorano, che mi hanno accolto come un figlio, dal Presidente Monsignor Giuseppe Merisi, vescovo di Lodi, a Don Vittorio Nozza, direttore uscente: grazie alla loro esperienza, nel breve periodo tra il 13 e il 20 febbraio cercherò di acquisire le competenze necessarie per questo ruolo, per potermi poi assumere tutte le responsabilità nel migliore dei modi. Don Nozza mi ha chiesto come mi sentissi; io gli ho risposto: solo tu puoi capirlo. Contestualmente, mi sento tanto amato da Dio; come Mosé, i profeti, mi sento piccolo, inadeguato al massimo, ma il Signore dice a Mosé: non temere, io sono con te”
Quali aspetti l’hanno colpita dell’attività della Caritas Italiana svolta finora?
“Mi ha colpito soprattutto la capillarità d’azione a favore dei tre grandi destinatari della Caritas: i poveri, la Chiesa e il territorio-mondo, che essa cerca di assumere su di sé, per riproporlo successivamente, facendolo entrare nelle trame di quello che è il tessuto capillare delle Caritas diocesane; così, il lavoro svolto dalla Caritas Italiana non è al di sopra di queste ultime, ma al servizio di esse, affinché, animandole, restituisca tutto il loro lavoro, organicamente codificato: questo credo che sia uno dei grandi meriti della Caritas Italiana, oltre a essere depositaria del mandato del Papa, dal ’71 sino ad oggi. Una delle mie preoccupazioni è quella di essere all’altezza di questa grande eredità affidatami. E, non vorrei lasciare niente in sospeso qui in Sardegna, tutto il resto si sistemerà con il tempo, mettiamoci nelle mani di Dio”
Cosa si porterà dietro della sua esperienza da direttore della Caritas di Sassari?
“Sicuramente il metodo acquisito in questi anni: mentre Don Nozza mi spiegava l’organigramma della Caritas Italiana, vi ho ritrovato appieno la stessa organizzazione della Caritas di Sassari, dalle riunioni quindicinali dell’équipe al lavoro dei responsabili di settore. Porto con me tutta la ricchezza di un mondo che rende credibile la Chiesa: essa, dove è presente, realizza quelli che sono i valori essenziali del Vangelo, dietro a cui c’è la testimonianza di voler operare in Cristo, non soltanto come pensiero, ma come braccia, piedi, cuore a favore delle persone, un impegno che è ben diverso dai servizi sociali: il sociale è compito degli Enti pubblici preposti, ma la Chiesa ci mette il cuore, che è il cuore pulsante donatole da Cristo. La Sardegna, come tutte le altre regioni, è strettamente correlata con la Caritas Italiana: sono fiero di poter rappresentare la nostra amata terra, vi porto tutti con me nel perseguire il grande compito che mi attende”.
( a cura di Maria Chiara Cugusi pubblicato su Il Portico, n. 5 febbraio 2012 )