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“Una legge sull’asilo che metta al centro i diritti dei migranti”
Laura Boldrini, portavoce dell’Unhcr spiega gli errori del Governo italiano davanti agli ultimi fatti del Nord Africa e la necessità di una maggiore tutela dei profughi, durante il convegno organizzato dalla Caritas diocesana
Un’Italia incapace di riflettere sull’opportunità derivante dalle “Primavere arabe”, a causa della cecità delle istituzioni e di un allarmismo ingiustificato. Se ne parla durante il convegno “I flussi migratori verso l’Italia”, il primo dei quattro incontri organizzati dalla Caritas di Cagliari, in collaborazione con le Facoltà di Giurisprudenza ed Economia. Seminari che sono “la strada giusta - spiega Don Marco Lai, direttore della Caritas di Cagliari - per insegnarci ad accogliere il mondo che ci viene in casa e per renderci protagonisti di una storia nuova”.
Si parte da un inquadramento del tema, con la politica contraddittoria dell’attuale Governo nella gestione dei flussi migratori provenienti dal Nord Africa, l’incapacità di definire uno status giuridico per questi profughi. La concessione, lo scorso aprile, dei cosiddetti “permessi temporanei”, dietro cui “c’era l’auspicio legittimo ma impraticabile - spiega Oliviero Forti, responsabile immigrazione della Caritas nazionale - di consentire ai migranti tunisini di andare in Francia”, non ha evitato i successivi errori conseguenti agli arrivi provenienti dalla Libia. Qui, si inserisce quella “dolorosa pagina dei respingimenti”, sottolinea Laura Boldrini, portavoce dell’Unhcr (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati), che viola uno dei principi cardine del diritto internazionale per i rifugiati.
Rimangono poi i dubbi su Lampedusa, dichiarata, dopo l’incendio del Centro di primo soccorso e accoglienza, “porto non sicuro”, almeno fino a che il Centro stesso non verrà risistemato (come dichiarato dalla Guardia Costiera), con il conseguente soccorso dei migranti in mare e tutti i rischi ad esso connessi (in primis, quello dell’annegamento per i migranti sub-sahariani, che non sanno nuotare). Senza dimenticare le conseguenze umane di una simile scelta, “per un’isola - ricorda la Boldrini - che è sempre stata approdo di speranza”.
Un allarmismo ingiustificato che non ha consentito di riflettere sull’enorme portata delle ultime “rivoluzioni”: “In Italia è arrivata un’eco molto limitata - continua la Boldrini -, a causa di un messaggio istituzionale errato che ha creato gravi ripercussioni nell’opinione pubblica. Ci è stato detto che ‘saremmo stati travolti da un esodo biblico’: ed ecco allora che le gare di solidarietà vengono meno, i Comuni si tirano indietro, le Istituzioni arrivano a dichiarare lo stato d’emergenza per far intervenire la Protezione civile”. E per capire la strumentalizzazione basta dare uno sguardo ai numeri, con i 28mila migranti arrivati in Italia dalla Libia, rispetto ai circa 800mila accolti in Tunisia, nonostante le difficoltà socio-politiche di quest’ultima. Migranti messi in “procedura d’asilo, benché non avessero i requisiti necessari - continua la Boldrini -, perché la Convenzione di Ginevra parla di persecuzione nei paesi d’origine e non di transito”.
Una questione non ancora risolta: “se dalla Libia, dallo scorso agosto, non è più arrivato nessuno - aggiunge la Boldrini -, continuano, invece, ad arrivare telefonate disperate di africani sub-sahariani, oggetto di violenza in Libia perché scambiati per mercenari”. L’auspicio è che “il governo di transizione libico dia un forte segno di discontinuità con il passato, mettendo al centro dell’agenda politica i diritti di tutti, compresi migranti e rifugiati, ed elaborando una legge sull’asilo”.
( a cura di Maria Chiara Cugusi del Il Portico)