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“Riconoscere uno status giuridico, primo passo per l’integrazione”
L’incontro tra Oliviero Forti, responsabile dell’Ufficio immigrazione della Caritas italiana, e la Caritas di Cagliari per fare un bilancio sull’accoglienza dei profughi provenienti dal Nord Africa. Tra le criticità, i tempi troppo lunghi e l’incapacità del Governo di dare risposte legislative adeguate
Assicurare uno status giuridico chiaro, garantire percorsi di integrazione, promuovere progetti di rimpatrio volontario assistito per chi ha ottenuto diniego. Oliviero Forti, responsabile dell’Ufficio immigrazione della Caritas italiana, in occasione del convegno “I flussi migratori verso l’Italia”, organizzato dalla Caritas diocesana di Cagliari in collaborazione con le Facoltà di Giurisprudenza ed Economia, fa il punto sull’accoglienza garantita per affrontare la “emergenza Nord Africa” e riflette sugli scenari successivi.
Qual è il bilancio dell’accoglienza garantita dalla Caritas italiana?
“Nell’arco di questi mesi sono emerse diverse criticità, a cui, come sistema Caritas, abbiamo cercato di dare risposta. Tra i punti che ci preoccupano maggiormente c’è l’incertezza sui tempi dell’accoglienza, che determina negli ospiti uno stato di ansia riguardo al futuro. La maggior parte dei profughi, inoltre, sono ospitati in alberghi, dove non possono usufruire di un’accoglienza di qualità, in grado di garantire loro una serie di tutele, oltre a vitto e alloggio. Al di là della recente soluzione della questione libica, nel prossimo periodo probabilmente dovremo fare i conti con nuovi arrivi in Italia, perché i dati e le informazioni a nostra disposizione ci dicono che c’è un grosso potenziale migratorio soprattutto dall’Africa sub-sahariana. In questo senso, sarà importante il prossimo Migramed, l’incontro annuale con le Caritas del Mediterraneo, che si terrà proprio a Cagliari”
Quali sono le principali problematiche dal punto di vista giuridico?
“Ci sono problemi sia pratici che deontologici, che nascono da una cattiva gestione di questo fenomeno da parte del nostro Governo. La decisione di “accogliere” queste persone non è stata accompagnata dalla capacità di garantire alcuna certezza giuridica: i profughi arrivati dalla Libia sono stati messi in procedura d’asilo, nonostante la consapevolezza che molti di loro non avessero quei requisiti necessari per il riconoscimento dello status. E così, ora ci troviamo di fronte a tanti potenziali “irregolari”: per cercare di aiutarli si sta attivando il meccanismo dei ricorsi che, se da un lato è auspicabile per evitare la condizione di irregolarità, dall’altra non è per tutti condivisibile, perché si punta ad attivare un processo di cui si può ipotizzare facilmente l’esito negativo. Il riconoscimento di uno status giuridico definito, anche se temporaneo, sarebbe l’unico modo per uscire da questa empasse”
In alcuni casi si sta pensando al rimpatrio volontario assistito …
“È un’opzione che purtroppo, oggi, è praticabile solo per numeri molto ridotti rispetto ai normali flussi migratori: sono stati messi a disposizione dei fondi insufficienti, che prevedono un sostegno economico poco appetibile, e ciò comporterà che la maggior parte dei migranti non vorrà avvalersene. Come Caritas, utilizzando una parte dei fondi messici a disposizione dalla Cei per il Nord Africa vorremmo sperimentare un progetto pilota sui rimpatri assistiti, in collegamento con alcune aziende italiane che hanno sede in Tunisia: pensiamo a una formazione presso le nostre aziende per un certo numero di immigrati tunisini, che in seguito potrebbero, grazie alle competenze acquisite, rientrare a lavorare nel loro paese. Per chi invece rimarrà in Italia, sappiamo che è stato dichiarato lo stato d’emergenza per tutto il 2012 e quindi saranno riattivate le convezioni: in questo caso dovremo impegnarci in modo che nei prossimi mesi siano avviati percorsi formativi e di inserimento al lavoro”
( a cura di Maria Chiara Cugusi del Il Portico)