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Centro ascolto carcere Buoncammino
ARTICOLI
I
Sprazzi di luce
Poesie di una detenuta politica.
"Scarabocchi in un crepuscolo qualsiasi
rivelano questa storia
per comprendere che questa vita
La nostra vita,
non risulta gradevole,dolce,armoniosa
come le storie inventate
poiché c’è un sapore di stravaganza e confusione,
di follìa e sogno
come la vita di tutti quegli uomini e donne
amanti di libertà che continuano in piedi,
nonostante l’errore, le sconfitte e il tradimento,
ad aprire uno spazio a questi sprazzi di luce."
(Milagros Chavez Gonzalez)
L'8 Marzo, Donne in carcere
la vita si ferma dietro le sbarre..
Sono stati gli sprazzi di luce ad accompagnare il mio primo ingresso dentro Buoncammino come volontaria Caritas, accompagnata da Paolo.
Oltre il primo cancello la luce della piazzetta e poi dopo il metal detector ancora luce … e ancora, dopo il lungo corridoio del braccio, sprazzi di luce dalle grandi vetrate.
La vita del detenuto, oltre che della luce, è privata dei colori e dei profumi che la gente libera può godersi ogni giorno. Le voci nel braccio rimbombano come i richiami nei grandi mercati rionali: così comunicano i detenuti da una cella all’altra durante la giornata, al di fuori delle ore d’aria.
La prima regola è di attendere sempre che l’agente di Polizia Penitenziaria dia l’ok e , dopo la registrazione, apre la cella colloqui … una vera e propria cella arredata con solo una scrivania e tre sedie. I detenuti chiedono anticipatamente di parlare con i volontari e vengono così inseriti in una lista.
La selezione dalla lista è difficile e dettata soprattutto dalla necessità di sentire un po’ tutti e a volte di dare precedenza a detenuti con situazioni un po’ più difficili. Le ore a disposizione sono poche e lì dentro sembrano non bastare … Una serata è sufficienti a sentire tre, a volte quattro persone, ma la lista è davvero lunga!
I racconti dei detenuti sono tutti differenti. La maggior parte di loro ci racconta della propria famiglia, unica fonte di continue notizie dell’esterno. Molti ci raccontano della vita in cella: in quanti la dividono, come si organizzano per la spesa, come cenano, e parlano tanto della strana solitudine che riesce ad investire una persona anche quando la cella la divide con altre cinque. Aprire gli occhi ed avere sempre la stessa immagine, parlare sempre con gli stesi inquilini,fare a turno per alzarsi dal letto o entrare in bagno, avere sempre meno cose da raccontarsi … aspettare con impazienza che quelle lancette facciano il giro.
C’è anche chi è sereno e sorridente dall’inizio alla fine del colloquio, chi sinceramente ci dice che siamo una buona scusa per uscire un po’ dalla cella, chi si presenta con foto inviategli dalla famiglia, chi ci porta qualche grazioso operato costruito durante un laboratorio o in cella con i pochi mezzi a disposizione.
In tanti ci aspettano, in tanti si propongono al colloquio, in tanti ci fanno sorridere.
La sezione femminile è un corridoio laterale di uno dei due bracci. Quando ci si reca alla sezione femminile la prima impressione cambia: non vi sono grandi vetrate e non si sente il gran vociare descritto prima. Le agenti del corpo di Polizia Penitenziaria, si rendono sempre disponibili a fare un giro veloce per sapere chi ha bisogno di venire nella cella colloqui a parlare con noi.
Gli spazi sono organizzati in maniera differente e le detenute sono in percentuale nettamente inferiore rispetto agli uomini. La prima cosa che le detenute lamentano è lo spazio per i laboratori. Infatti, i laboratori organizzati al maschile non sono aperti (per ovvie ragioni) anche alla sezione femminile.
Negli anni si è sempre cercato di dare diversi spazi durante l’arco dell’intera settimana ai laboratori. Una detenuta ricorda con piacere le sue creazioni in un laboratorio di gioielli, come diverse ricordano come divaganti le lezioni di ginnastica. Ma la frequente alternanza delle detenute a causa della tipologia dei reati, delle singole situazioni e dei trasferimenti da e per altre case circondariali, a cui si unisce il problema dei costi, non permettono di mantenere i laboratori con continuità.
Un’altra detenuta mi spiega che in mancanza di laboratori e di attività, si “arrangiano” con dei blocchi di carta e dei colori per disegnare o con l’uncinetto … improvvisandosi a volte anche insegnanti di ciò che sanno fare.
Mi racconta anche della cella adibita all’accoglienza. Io personalmente non l’ho vista, ma lei la descrive colorata con diversi giochi … e quando è arrivato un bimbo a seguito della mamma, hanno rivestito un po’ tutte il ruolo di tate, dice. E poi aggiunge: certo che però non è adatta ai bambini … forse anche loro ricorderanno sempre questo posto.
Queste donne che si avvicinano a noi volontari (che a loro offriamo un po’ di ascolto e nulla più) a volte vogliono solo raccontare la lontananza dalle famiglie, dai figli, dalla femminilità. A volte piangono, a volte si arrabbiano, a volte, però, sorridono.
E quando anche a loro, il tempo in nostra compagnia, sembra essere passato velocemente, a loro che il tempo lì dentro sembra non passare mai … e lo dicono o ce lo dimostrano o ci sorridono …. In quel momento ci gratificano!
( di Elisa Todde volontaria Caritas)
Locandina dell'incontRo svolto l'8 marzo