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Centro ascolto carcere Buoncammino

 

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I NOSTRI PRIMI DUE ANNI DA VOLONTARI TRA I DETENUTI NEL CARCERE DI BUONCAMMINO

 

Referente Caritas diocesana per il carcere - Paolo Bernardini

CENTRO ASCOLTO “PORTATE LA SPERANZA” Viale Buoncammino 19

   Il 7 aprile 2008 è nata una grande sfida lanciata dalla Caritas Diocesana di Cagliari : la costi-tuzione di un centro d’ascolto all’interno del Carcere di Buoncammino. A distanza di due anni dal giorno in cui si varcarono per la prima volta i cancelli del carcere e si aprirono i cancelli delle coscienze mi sorgono spontanee, come coordinatore del centro d’ascolto,diverse considerazioni e riflessioni. Come già tanti sanno operiamo all’interno delle sezioni,proprio nella dura realtà del carcere. I colloqui si svolgono tutti i giorni (festivi e prefestivi compresi) dalle ore 17 alle ore 20,cioè in quel periodo di tempo in cui i detenuti sono abbandonati a sé stessi. Non facciamo assistenzialismo spicciolo ma siamo di sostegno e supporto ai detenuti: cerchiamo di aiutarli a “vivere il carcere”; andiamo a trasmettere speranza,a portare solidarietà;solidarietà che non è un sentimento pietistico né parente lontana di un assistenzialismo passivo bensì,se ci pensiamo bene, è un preciso interesse collettivo, affinchè alla giusta condanna del reo si affianchi prevenzione e accompagnamento che consenta di combattere la recidiva dilagante.

  In origine eravamo 12 volontari,siamo arrivati a 50. Prevale l’elemento femminile(età media intorno ai 30 anni)con laurea in psicologia,scienza della formazione,giurisprudenza,ma ci sono anche 3 ingegneri, insegnanti,studenti universitari; il requisito fondamentale per far parte del gruppo è comunque quanto ognuno ha di buono nella mente e nel cuore e quanta voglia abbia di interessarsi al prossimo(ero carcerato e siete venuti a trovarmi!!). Pertanto diciamo a chi ha queste caratteristiche e vuole unirsi a noi : contattaci e sarai benvenuto,abbiamo bisogno anche di te. In due anni abbiamo effettuato 2.700 colloqui. Quanti volti e quante storie,quante vite deragliate e finite fuori strada,quanti uomini ai quali il carcere ha dato “scacco matto”. In carcere ci si perde e spesso ci si perde per sempre,perché è un luogo separato davvero da una società che corre all’impazzata al supermercato delle suggestioni,delle illusioni,degli ideali venduti a buon prezzo. Quando la sera varchiamo i cancelli del carcere entriamo in un altro mondo : è fatto di povertà giovanile,di indigenza economica,a volte estrema,di precarietà familiare,carenze educative,di disoccupazione o lavoro nero. Molti non hanno mai avuto una prospettiva di vita o un obiettivo da raggiungere che li aiutasse ad uscire dall’emarginazione sociale da cui provengono. Lo stato di povertà di chi sta in carcere tocca livelli inimmaginabili. Il carcere è l’ultimo strato della discarica nella quale viene spazzata via la povertà e ha subito due successive mutazioni genetiche. La prima è quella dei ragazzi tossicodipendenti,la seconda è quella dei giovani migranti. In ambedue i casi si tratta di vera povertà. E’ difficile uscire dalla condizione di povertà. E’ difficile inserirsi in modo regolare nel tessuto sociale e produttivo. Inoltre c’è una prevenzione etnica,chi viene da determinati paesi è già bollato come persona a rischio. La Sardegna soffre,inoltre,di una grave malattia:la disoccupazione. Nella piccola e umida stanza dell’ascolto tutte le sere si siedono di fronte a noi uomini e donne che dalla vita non hanno avuto tanto e che hanno perso (seppur temporaneamente) il sacro diritto alla libertà. Cercano solo uno spazio di “normalità”,una finestra sul mondo esterno. Tutti quanti insieme dobbiamo avere il coraggio,la voglia,la passione e l’intelligenza per partecipare alla costruzione di un progetto che parta proprio dalla lotta alla povertà,che è poi quella che porta in carcere,perché il 90% dei carcerati è povero.

  L’atteggiamento che spesso si adotta nei confronti della popolazione carceraria è quello di chi pensa che si tratti di un mondo che deve stare nascosto per non turbarci,forse per non spaventarci…ma cosa c’è di tanto pauroso? Forse sarebbe il caso di ripensare davvero alla possibilità di un carcere a misura d’uomo,anche dell’ultimo degli uomini.

  La strada da percorrere è lunga,il cammino tortuoso e le difficoltà enormi, ma dal 7 aprile 2008 dall’alto del colle del Buoncammino brilla una nuova luce di speranza e dietro le sbarre ci sono tante braccia protese verso la città in una disperata ricerca di aiuto. Ogni sera alle 17 tutti quegli uomini e donne “senza voce”,”senza diritti”,”i più poveri dei poveri” aspettano in carcere l’arrivo dei ”nuovi angeli”.

  Nella mailing list dei volontari Caritas del carcere di Buoncammino sta scritto “PORTATE LA SPERANZA VOI CHE ENTRATE….”

Paolo Bernardini


Chiunque volesse avere ulteriori notizie sul centro d’ascolto e/o prestare la propria opera come volontario può contattarmi ai seguenti recapiti: tel. 3289747069 – 3498435583 email giampaolobernardini@libero