Home Caritas Diocesana di Cagliari 

Raccolte Fondi

 

  Come Caritas diocesana di Cagliari crediamo che la trasparenza, rispetto alle raccolte fondi da noi promosse, sia un dovere etico e morale per Noi imprescindibile, che trova fondamento oltre che nel nostro essere Caritas, nel diritto dei donatori di conoscere l’uso delle risorse da loro messe a disposizione, necessariamente finalizzate in modo efficace ed efficiente allo scopo per cui la donazione viene fatta. 

Un grazie sincero a chi,  attraverso la propria donazione, ha contribuito a realizzare una Solidarietà concreta. 

Il Direttore

Mons. Marco Lai

 

Bilancio del dopo alluvione

Inaugurata l'opera segno del dopo alluvione
di  Ignazio G.

  Venerdì 16 aprile c’è stata l’inaugurazione delle nuove strutture sorte sui terreni della Parrocchia “B.V. Maria Madre della Chiesa”, la Parrocchia dei quartieri a mare di Capoterra, di fronte alle scuole di via Serpentara alla coop 1000. Il taglio del nastro è stato effettuato dall’Arcivescovo di Cagliari, mons. Giuseppe Mani, il quale successivamente, alla presenza delle autorità civili della città, ha concelebrato la S.Messa con don Andrea, responsabile della Caritas Nazionale , don Marco Lai , Direttore della Caritas Diocesana, don Battista, parroco di Frutti d’oro, e don Alessandro, parroco di Poggio dei pini. Il come e il perché di questa “opera segno”, come è stata definita, è stato illustrato dopo la celebrazione da don Battista, che ne ha approfittato per chiarire tanti aspetti, delle vicende del dopo alluvione, rimasti ai più poco chiari e che tante chiacchiere hanno suscitato; e anche per un pressante appello alla Regione Sardegna affinché eroghi velocemente i contributi promessi e smetta di tediare gli alluvionati con assurdi controlli sui controlli dei controlli. Ecco, integralmente, il discorso di Battista:

Con l’assemblea del 25 aprile 2009 la Caritas Diocesana e quella parrocchiale chiudevano la fase dell’ emergenza propriamente detta illustrando ai convenuti l’entità delle cifre ricevute e come erano state spese. In quella occasione, Don Marco , responsabile della Caritas Diocesana comunicava l’intenzione, da parte della Caritas Nazionale, di accantonare una certa cifra per la costruzione di un opera segno che ricordasse l’alluvione ed insieme riaccendesse la speranza di un ritorno alla normalità.
Oggi, a distanza di quasi un anno, siamo qui a festeggiare la realizzazione di quella proposta. Non tutto è stato completato sia perché : le risorse sono state tutte impegnate; alcune rifiniture, interne ed esterne vanno pensate con più attenzione; e perché tutti si rendano conto che c’è ancora bisogno d’aiuto.
Ciò che voi vedete è una struttura multiuso: riunioni, sala giochi, spettacoli teatrali e musicali, cineforum, attività catechistica, attività in collaborazione con la scuola, centro di culto domenicale e festivo.
Oltre al salone in cui vi trovate, la struttura è dotata di un ampio ufficio, adatto per le riunioni di piccoli gruppi, con soppalco ripostiglio! Due bagni con allaccio alla rete fognaria rendono la struttura fruibile in ogni momento. Consente un comodo ingresso ai diversamente abili. Cosi come i servizi sono stati costruiti pensando alle loro esigenze.  Accanto al caseggiato è sorto un campo di calcetto regolamentare, dotato di illuminazione per l’attività notturna e una recinzione adeguata a impedire che i palloni arrechino danni o solo disturbo ai confinanti. Fra qualche tempo speriamo di poter realizzare un altro impianto polivalente Basket-Tennis, in modo da diversificare le attività. Attorno, dalla parte del vicolo cieco di via Stromboli, abbiamo creato un area da adibire a parcheggio parrocchiale nel rispetto delle famiglie confinanti. Presto l’area sarà asfaltata e dotata di segnaletica orizzontale e verticale.
La scelta di questo spazio dove costruire l’opera segno era pressoché obbligata:

1.    Il terreno è di proprietà dell’ente morale “Parrocchia B.V. Maria Madre della Chiesa”.

2.    Attorno a questo spazio vivono migliaia di famiglie, in gran parte giovani famiglie che attendono un ambiente dove poter socializzare ed uno spazio dove i bambini e i giovani possano fare sport nel tempo libero.

3.    Si concretizza il desiderio di un centro di culto domenicale e festivo, che renda più agevole, specie per gli anziani, la partecipazione all’ eucarestia domenicale e festiva. È bene puntualizzare che questo centro non è l’inizio di una nuova parrocchia; la comunità parrocchiale è una e resterà una.

4.    Qui accanto è la casa di Antonello Porcu, l’ingegnere che ha disegnato la coop 1000 e aveva previsto che in questo spazio dovesse sorgere una chiesa. Una persona speciale che l’alluvione ha portato via insieme a Licia. Abitano qui accanto i suoi figli, sua moglie Luisa e suo suocero avv. Antonio Sulis  uno dei soci fondatori di Poggio dei pini.

Penso che ad Antonello faccia piacere che qualcosa del suo disegno stiamo realizzando; i bambini che giocheranno e le giovani famiglie che socializzeranno, saranno la celebrazione perenne del suo ricordo e di tutti i morti in questa immane tragedia; la vita che continua renderà questo ricordo ancora più sacro. A questo punto è il momento del ricordo e del ringraziamento:

1.    L’amministrazione del nostro comune, che oggi è rappresentata nella persona del Sindaco Giorgio Marongiu. Venne personalmente a firmare l’atto di donazione di questo spazio alla Parrocchia. È questa l’occasione per chiarire che tutto ciò che è stato fatto dalla Caritas parrocchiale è stato fatto in piena sintonia con il comune; anzi è la struttura comunale che ha salvato l’iniziativa parrocchiale quando, la prima notte dopo l’alluvione arrivò l’ordine di chiudere la palestra e porre fine alle iniziative che cominciavano a prender forma; una telefonata del Sindaco mi incoraggiava a continuare fugando le mie paure che l’attività della Parrocchia desse fastidio a qualcuno. Giornalmente concordavamo il numero dei pasti da portare alla gente che spalava fango; fu il comune a garantire la presenza degli assistenti sociali nei locali parrocchiali prima che si posasse un box nella piazza antistante la parrocchia. La collaborazione era continua, amichevole soprattutto positiva. A mio parere è inutile, riduttiva anzi stupida e tendenziosa la disputa su chi abbia fatto di più e chi meno. “D’altra parte, sono parole private del sindaco, dopo una collaborazione ventennale rispettosa e proficua, non poteva essere altrimenti nel momento più doloroso della storia del nostro paese.”

2.    È l’occasione per dire grazie anche alla struttura parrocchiale che ha lavorato, per mesi, in modo meraviglioso. Cosi come il Comune non abbiamo ricevuto molti applausi, ma per tutti valga il commento di Gesù: “Avete fatto ciò che dovevate fare”.  Abbiamo fatto il nostro dovere e lo abbiamo fatto con coscienza ; e quando sono in pace con la mia coscienza , la voce di chi continua a criticare … è solo un refolo di vento!

3.    Altro ringraziamento va alla Caritas Diocesana che ha in Don Marco un animatore intelligente e instancabile. È la Caritas Diocesana che ha guidato i nostri primi passi e sostenute le spese per l’acquisto di attrezzi da lavoro per spalare fango.

Sono stati i ragazzi Caritas che giravano per le case ad individuare le priorità per un significativo aiuto economico. Sono stati della Caritas Diocesana, poi anche parrocchiale, le centinaia di elettrodomestici che entravano nelle case ancora maleodoranti. Benedette lavatrici che permettevano di risciacquare ciò che avevamo addosso poiché tutto era stato portato via.
E ancora la Caritas ad ascoltare e risolvere tanti problemi; sanare situazioni difficili, aiutare la ripresa del lavoro; richiama in base ai tabulati stilati dai ragazzi nei primi giorni dell’alluvione, tutti i contattati, per un ulteriore aiuto economico. Ma è bene che ricordi quanto già il 25 aprile era stato detto, per avere un quadro d’insieme.  ( alla fine il quadro sintetico entrate e uscite ndr)
Ringraziandolo ancora e con lui tutta la struttura della Caritas Diocesana, potremmo farlo felice comunicandogli che, a breve, lo inviteremo a parlarci del centro di ascolto, siamo pronti a muovere i primi passi.
Un caloroso saluto a Don Andrea e un vivissimo ringraziamento per essere qui questa sera. Penso sia anche per lui un momento di gioia e soddisfazione nel constatare che questa opera segno si conclude. Immaginiamo che tante siano le sofferenze in Italia e nel mondo. Le auguriamo buon lavoro nel farsi, ogni giorno, compagno di viaggio dell’uomo che soffre .
Altrettanto caloroso il grazie a coloro che, concretamente, lavorando, hanno reso possibile questo momento; il tutto nasce da un’idea di Sergio Biggio che l’ing. Maurizio Cogoni rende operativa, ottenendo dal Comune la licenza edilizia. Tutto a costo zero! La SGT di Attilio Congiu, che nonostante le note vicende è più solido che mai, si fa carico di realizzare l’opera con proprie maestranze. L’SGT offre il lavoro gratuito inseguendo il desiderio di operare per qualcosa che sia segno di crescita umana e spirituale per tutto il quartiere. Accanto ai muratori lavora una squadra di manovali espressione del più puro volontariato. Ciò che deve renderci felici è l’aver toccato con mano che i sogni si avverano e che sono tante le persone “che hanno un cuore di carne”, che operano per il bene di tutti. Dobbiamo acquisire la capacità di dare spazio a queste persone che, di solito, non si mettono in mostra e di isolare i chiacchieroni, i soliti criticoni, quasi sempre fannulloni … e come? Lasciamoli … chiacchierare. Mia madre direbbe: is barras attesu …
Grazie a Sarroch-Granulati di Sergio Piscedda, gran parte del campo e delle fondazioni sono un suo dono. Sempre disponibile a dare una mano nonostante i tempi difficili. Grazie a Roberto Cossu per gli infissi. Grazie ad Anselmo Dessi, sempre sensibile ad aiutare le opere destinate ai giovani. Grazie a Marco Scano,i muri perimetrali, grazie a lui sono costati meno.
Nel rispetto di ciò che è lavoro, tutti in qualcosa hanno contribuito, quelli intendo da cui abbiamo acquistato materiali. Se qualcuno si sente dimenticato non se la prenda; pensi che è stato provvidenza verso quest’opera; credo sia un pensiero più appagante di un fuggevole ricordo.
Ancora due brevi considerazioni:

1.    L’abbiamo costruita, ora la dobbiamo usare, questa casa! Sarà il tema dell’incontro con gli abitanti del quartiere e con chi vorrà partecipare, giovedì prossimo alle 20! Servono persone che dedichino un poco del loro tempo per proteggere, arricchire, abbellire l’ambiente; tenerlo pulito e adatto, specie per i bambini. In quella riunione creeremo una piccola struttura.

2.    La seconda considerazione nasce da una domanda che spesso mi viene posta: è finita l’alluvione? No, non è finita! Gli effetti durano ancora … dolore, paura, solitudine, freddezza nei rapporti, crisi affettive, incertezza, scarsa fiducia nel domani; la sensazione di essere rimasti soli, senza i segni del passato cancellati dall’alluvione, senza che nessuno addolcisca il presente.

Qualche dato: a Capoterra sono 700 le case interessate dall’evento alluvionale e distrutte a vario livello e grado, 596 prima casa e 104 seconda casa. Sono stati posti in mano dei soldini che erano una goccia in un mare di tragedia; ora 150 famiglie dovranno restituire dei soldi perché ritenuti presi incautamente a seguito di nuovi criteri di accertamento previsti inizialmente. Ecco il disorientamento ecco l’impoverimento, ecco la domanda: come faccio a restituire? Spesso senza lavoro, o con una pensione che è più avvilente di uno sputo. Tutti sono in attesa del restante 50% di risarcimento dei danni dei beni immobili; il modo di interpretare le delibere della giunta regionale da parte della protezione civile sembra essere la causa di tale ritardo! Non si muore di sola alluvione, ma ogni giorno di burocrazia! È possibile che insieme, come auspicavo il 25 aprile 2009, Comune e cittadini chiedano a viva voce alla regione:

1.    Basta con lo stillicidio dei controlli dall’alto; i controlli che l’ente locale ha già svolto devono essere sufficienti a sbloccare l’accredito dei soldi al Comune che poi, dietro giustificazione dei lavori svolti, accrediterebbe alle famiglie.

2.    La necessità di rivalutare i risarcimenti dei beni mobili e immobili, sono centinaia le famiglie che hanno perso l’auto, indispensabile per andare al lavoro

Sappiamo che questo è il sentire anche dell’Amministrazione Comunale che a più riprese ha fatto presente alla Regione la situazione senza ottenere risultati concreti. L’ultima richiesta è del 24 marzo deliberazione del consiglio comunale n.14. Spero che in questo luogo la voce dei cittadini e delle istituzioni diventi una sola voce per riaccendere ancora la speranza.
Ho lasciato per ultimo l’Arcivescovo perché, a ben pensarci questa è casa sua; penso che il ringraziamento più giusto sia: “Grazie per averci ospitato qui, questa sera”.