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Raccolte Fondi
Come Caritas diocesana di Cagliari crediamo che la trasparenza, rispetto alle raccolte fondi da noi promosse, sia un dovere etico e morale per Noi imprescindibile, che trova fondamento oltre che nel nostro essere Caritas, nel diritto dei donatori di conoscere l’uso delle risorse da loro messe a disposizione, necessariamente finalizzate in modo efficace ed efficiente allo scopo per cui la donazione viene fatta.
Un grazie sincero a chi, attraverso la propria donazione, ha contribuito a realizzare una Solidarietà concreta.
Il Direttore
Mons. Marco Lai
L’alluvione non è ancora finita
“L’alluvione non è ancora finita”. Don Battista il parroco di Frutti d’oro, coordinatore del progetto che ha fatto nascere il nuovo centro Polivalente nel territorio di Capoterra, è soddisfatto dell’opera, ma non dimentica che l’alluvione ha lasciato strascichi negativi. “C’è il dolore di chi ha perso i familiari e di chi ha perso la casa e tutto quello che aveva. C’è la paura e la solitudine, la sensazione di essere rimasti soli e c’è una ferita ancora aperta per molti: essere considerati alla stregua di imbroglioni”.
Don Battista si riferisce sia alle denunce scattate pochi giorni dopo l’alluvione per alcune persone accusate di aver gonfiato i rimborsi chiesti alla Regione, sia alla vicenda ancora aperta per 150 famiglie che dovranno restituire soldi presi incautamente. “Quei soldi sono stati spesi per risanare case danneggiate - dice don Battista - e solo in un secondo tempo, per cavilli burocratici i tecnici della Regione si sono accorti che non erano dovuti. Ma le famiglie non ce la fanno a restituire d’un colpo le somme già spese e si trovano in grave difficoltà”.
- Ora comunque c’è questa nuova realtà da gestire e da portare avanti. Come è nato questo progetto?
“Il 25 aprile dello scorso anno tenemmo un’assemblea popolare alla quale partecipò don Marco Lai, direttore della Caritas diocesana, che lanciò la proposta di realizzare un’opera-segno che aiutasse a superare e a volgere in bene il ricordo dell’alluvione. A un anno di distanza abbiamo mantenuto fede all’impegno”.
- Che impegno ha richiesto la realizzazione di un’opera così in un tempo relativamente breve?
“La struttura parrocchiale ha lavorato per mesi e mesi a pieno ritmo. Abbiamo avuto piena collaborazione dal Comune di Capoterra. Il sindaco Giorgio Marongiu mi ha incoraggiato, in tanti ci hanno sostenuto. Imprese della zona ci hanno dato aiuti concreti in materiali, mezzi, infissi e lavoro qualificato gratuito. Abbiamo toccato con mano la generosità di molti. Abbiamo scoperto che non ci sono solo cuori di pietra, ma che tanti hanno un cuore di carne”.
- Che cosa rappresenta per la comunità quest’opera?
“E’ una casa da usare, rivolta soprattutto alla crescita e all’educazione dei nostri ragazzi, ma che guarda anche alla ricostruzione dei rapporti sociali tra le famiglie lacerati dalle conseguenze dell’alluvione. Vorrei aggiungere anche un altro significato di affetto nei confronti di una persona che non c’è più, l’ingegner Antonello Porcu ucciso dalla furia delle acque. Abitava a poca distanza da qui e in questo spazio aveva disegnato una chiesa. Nel suo ricordo quest’opera rappresenta la vita che continua”.
- Il centro polivalente non è ancora completo. Mancano rifiniture e arredi. Quanto tempo ci vorrà per completarlo?
“L’essenziale è stato fatto. Per il resto non c’è fretta. Andremo avanti pian piano con la collaborazione della gente. Vorrei che tutti contribuissero all’abbellimento e al completamento della struttura. La gente la deve vivere e sentire veramente sua".
Opera-segno vuol dire ricordo e speranza nel futuro. Vuol dire anche e soprattutto segno dell’amore di Dio. In questo spirito è stato realizzato il centro polivalente inaugurato nei giorni scorsi a Sa Maddalenedda nel territorio di Capoterra, nell’area dove sorge l’insediamento abitativo della cooperativa Mille. L’opera finanziata in gran parte con un contributo della Caritas Italiana (90 mila euro) e della Caritas diocesana (30 mila) è affidata alla parrocchia della Beta Vergine Maria Madre della Chiesa e vuole essere il simbolo della rinascita di un territorio devastato dalla alluvione del 22 ottobre 2008.
Il centro è stato inaugurato con una Messa celebrata dall’Arcivescovo di Cagliari Giuseppe Mani, alla presenza del sindaco di Capoterra Giorgio Marongiu, di don Andrea La Regina, dirigente della Caritas Italiana, di don Marco Lai, direttore della Caritas diocesana e del parroco di Frutti d’oro don Battista. Il grande salone della nuova struttura era stracolmo degli abitanti di Frutti d’oro e della zona che si trova nei pressi della Residenza del sole. All’esterno seguivano la cerimonia altre centinaia di persone. Una grande folla e una partecipazione viva e attiva a rappresentare una comunità che non è stata piegata dalla sciagura di due anni fa, ma che ha voglia di ricostruire non solo quello che è stato distrutto dalla furia delle acque, ma anche il tessuto delle relazioni sociali tra le famiglie puntando soprattutto sull’educazione dei ragazzi.
E’ stato proprio questo l’aspetto messo in evidenza da monsignor Mani che poco prima, in quella stessa serata, aveva celebrato a Siliqua le esequie della donna uccisa per la quale sono stati messi sotto accusa tre ragazzi. Lanciando la proposta di far nascere in quel paese un oratorio e di intitolarlo alla memoria di Rosanna Carrus, l’Arcivescovo ha fatto un parallelo con quanto è stato realizzato a Capoterra dove si è guardato soprattutto ai giovani per assicurare loro un futuro migliore. “E’ così che si costruisce – ha affermato Mani – è così che si fanno le cose. Dalla tragedia dell’alluvione è venuta fuori una cosa bellissima. Siamo in tempo di Pasqua – ha aggiunto – ed essere cristiani vuol dire credere nella Resurrezione. Dopo la prova c’è sempre la vittoria. Con amore, impegno e solidarietà avete dato il meglio di quello che avevate, rinascendo come comunità intorno alla vostra parrocchia”.
Il nuovo centro polivalente, che deve essere completato in alcune rifiniture, si presta a diversi usi: sala riunioni, sala gioco, sala conferenze, cineforum, sala teatro, ma anche luogo di culto per le migliaia di persone che abitano nella zona. All’esterno una vasta area che si presenta come un grande oratorio con un campo di calcetto e in futuro un campo di basket e tennis e spazi adatti alla sosta e al divertimento dei ragazzi e delle famiglie. Il collaudo sì è avuto la sera stessa dell’inaugurazione. Dopo la Messa durante la quale sono state ricordate anche le vittime dell’alluvione, la folla si è fermata per una festa campestre in grande stile intorno ad alcuni barbecue. Il profumo dell’arrosto ha invaso l’area e la gente ha festeggiato in allegria fino a tarda sera. L’alluvione del 2008 ha lasciato in eredità molti problemi, ma il peggio è passato e si può guardare al futuro con fiducia.