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RESOCONTO DELLA FESTA DELL'ACCOGLIENZA

"BENVENUTO FRATELLO"

Festa dell’accoglienza “ Benvenuto fratello”.

Fiera Campionaria di Cagliari, 10.01.2010

 

 Nata all’interno dei lavori del Sinodo diocesano, in cui ha avuto risalto il desiderio, espresso in larga maggioranza dalle persone consultate, di offrire agli immigrati non solo dei servizi per le loro esigenze immediate, ma anche spazi consoni all’aggregazione e alla cura del proprio senso religioso, il 10 gennaio 2010 a partire dalle 9,30 del mattino, si è tenuta a Cagliari presso la Fiera Campionaria della Sardegna la Giornata dell’accoglienza e dell’incontro “ Benvenuto Fratello”. L’organizzazione della giornata, voluta dall’Arcivescovo di Cagliari mons. Giuseppe Mani, è stata affidata alla Caritas diocesana (don Marco Lai), e alla collaborazione del Centro diocesano Migrantes (don Gian Piero Zara), delle Acli provinciali (Fabio Meloni) e del Centro Servizi per il volontariato ( Giampiero Farru). Si è cercato di coinvolgere il più possibile le associazioni, i movimenti ecclesiali, il volontariato e le istituzioni pubbliche espressione della società civile isolana, ognuna distintasi per la preziosissima collaborazione .

E’ stato pienamente raggiunto l’obbiettivo di creare un momento di reciproco incontro e riconoscimento tra la nostra gente e le comunità straniere presenti nel nostro territorio (gli immigrati in regola sono circa trentamila).

La presenza di cittadini provenienti da oltre 60 nazioni oltre a quelli residenti, più di 2.000 persone, sono stati i veri protagonisti della giornata.

Mons. Mani ha rivolto a tutti il saluto di “Benvenuto fratello” ricordando che la Sardegna notoriamente è una terra povera , ma ospitale. “ Qui da noi il Signore ce la messa tutta per fare le cose belle – ha sottolineato l’arcivescovo di Cagliari – ed è giusto offrirle agli altri , che non sono soltanto turisti “. Il pensiero è andato subito ai fatti ultimi verificatisi a Rosarno, ma ha proseguito il vescovo ,”qui da noi il fenomeno viene affrontato nello spirito giusto”. Non mancano certo le difficoltà. Altri due passaggi del discorso meritano di essere sottolineati. Per il cristiano che riconosce in Gesù di Nazaret il Figlio di Dio, per cui ogni uomo è figlio di Dio, non è possibile la fede in Dio senza l’amore per l’altro, “chi non accetta l’uomo non accetta Dio”, “Chi tocca un uomo di qualsiasi fede esso sia sta toccando Dio : quindi massimo rispetto per chi è venuto qui per fame e disperazione”. Tutto deve avvenire nel pieno rispetto della legalità, ma “se le leggi non sono ancora aperte, il cuore è aperto , e quando il popolo apre il cuore anche le leggi si aprono e si adeguano alla volontà del cuore “ . Non si può neppure nascondere che la presenza di questi cittadini ormai sono per noi una necessità sotto tanti punti di vista. Fondamentale è il superamento delle paure che semmai generano diffidenze incomprensibili.

Nei loro interventi i politici e i responsabili della convivenza pacifica e legale hanno richiamato l’importanza della sinergia e della collaborazione di tutti e la vigilanza attenta per trovare sempre le risposte giuste nel porsi di fronte al fenomeno delle migrazioni e stemperare già sul nascere eventuali motivi di conflitto che porterebbe alla violenza difficile poi da controllare.

È stata poi la volta dei rappresentanti delle diverse nazionalità: hanno rivolto il loro saluto, sempre in modo originale, con il quale hanno riconosciuto l’importanza di chi li ospita nel loro cammino: “stiamo costruendo una storia”. Hanno tenuto a ribadire che sono venuti per lavorare, come avevano già cantato nei momenti appena precedenti l’inizio vero e proprio della giornata: “siamo qui anche per lavorare”. Molti hanno pure voluto sottolineare che qui si trovano bene come in una seconda casa, altri ormai hanno figli nati in Sardegna e hanno imparato a stimare “su porceddu”. Ciò che conta è guardarsi negli occhi, conoscersi e superare le paure, lo hanno detto anche tanti di loro. La diversità così non costituisce più una difficoltà, ma piuttosto una nuova opportunità di crescita che ci viene offerta con il mondo che è venuto a casa nostra. Mi ha sempre colpito una frase pronunciata in un convegno dal vescovo di allora di Algeri, mons. Teissier, parlando dell’incontro come sacramento: “Per mezzo mio Dio ha qualcosa da raccontare all’altro, per mezzo dell’altro Dio ha qualcosa da raccontare a me”.

La mattinata si è chiusa con la premiazione dei lavori degli alunni delle scuole che hanno partecipato al concorso “Un mondo a colori” e con il pranzo comunitario frugale e allo stesso simpaticissimo caratterizzato dai cibi che hanno abbracciato il mondo intero come il riso, il cous-cous e i malloreddus, e dai prodotti della terra e dolci locali.

Una lunga serata di festa, canti, balli, danze, musiche e poesie provenienti dai diversi continenti , ha dato un ulteriore tocco condivisione di aspirazioni comuni a tutti gi esseri umani.